maleizioneChe il pensiero sia “energia” in grado di superare ogni ostacolo, di correre oltre alla velocità della luce e di poter “operare”, questo è non solo opinione diffusa ma una realtà certa.

 Negare questo presupposto, oggi, sarebbe assurdo, anche se certe correnti culturali vogliono classificare questa teoria come una credenza popolare.
Ma l’uomo, immerso nella materia, è innegabile che abbia un’
anima in grado di racchiudere in sé i pensieri postivi, negativi, amore, odio, rancore, invidia.

Insomma l’anima raccoglie, come in una centrale nucleare, le energie che può sprigionare, in modo più o meno cosciente e, spesso, a sua insaputa, dirigendola verso altri.

La rivale che ci soffia l’amore, oppure il collega che ci scavalca, oppure chiunque ci ha danneggiato può divenire oggetto della nostra avversione prima, e poi della nostra maledizione.
E per maledizione non intendiamo soltano la pronuncia di una frase, rabbiosa, rancorosa come malocchio, ma anche un “insieme” di pensieri che scaturiscono dall’anima e tendenzialmente “desiderano il male dell’altro”.

 

Ecco il primo punto di distinzione: mentre nell’invidia il sentimento è soltanto avvertito e può produrre i suoi effetti “per induzione”, nella maledizione gli effetti sono procurati perchè “fortemente desiderati”.
La maledizione è essa stessa una vendetta, un rancore manifestato attraverso l’augurio del male a qualcuno, male che quando si realizzarà andrà a soddisfare direttamente la nostra sete di vendetta.

Maledizione