Qualche mese fa era nata l’opportunità di andare in Giappone con Slavy Gehring, fondatrice della scuola “Mysterium Aeternum”; era il primo periodo in cui utilizzavo il Metodo e, con molte titubanze, ho provato ad esprimere il desiderio di fare tale viaggio seguendo le tecniche che avevo imparato. Come sensitiva, ero in grado di percepire il fluttuare delle energie attorno a questo progetto: dapprima sembrava andare tutto in porto, poi all’improvviso le possibilità sono sembrate dissolversi; il programma magico, creato apposta per la realizzazione di tale desiderio, è andato avanti tra alti e bassi, fin quando pareva ormai del tutto impossibile la sua realizzazione. Ho quindi accantonato l’idea del Giappone e mi sono concentrata sul resto dei miei impegni.

Dopo circa tre mesi, a qualche giorno ormai dalla partenza di Slavy, il programma ha invece ripreso forza: in modo quasi surreale, a due giorni dalla possibile partenza, tutto si è incanalato nella maniera giusta perché io avessi l’opportunità di andare. Credo che i miei Aiutanti spirituali abbiano lavorato con una forza incredibile affinché tale desiderio potesse realizzarsi.

A quel punto, ricevuta l’opportunità di partire, la decisione finale se cogliere tale occasione o meno spettava solamente a me. Non è stato semplice e non credevo che avrei esitato così tanto per una cosa che avevo desiderato intensamente nei mesi precedenti. Più di una volta sono stata in procinto di prenotare il biglietto aereo, fermandomi poi e non concludendo l’operazione.

La mia parte razionale giustificava il mio blocco con la paura di affrontare il viaggio: non avevo mai fatto un volo intercontinentale e per giungere in Giappone dovevo raggiungere Slavy direttamente lì, viaggiando in aereo da sola e con un giorno di ritardo, in quanto il giorno della sua partenza avrei dovuto lavorare.

Mi sono poi chiesta, oltre a tale apparente paura razionale, quale fosse la motivazione nascosta e reale che mi stava impedendo di andare e mi sono trovata davanti a tante cose di me, scontrandomi con delle paure più profonde, ma soprattutto coi miei vecchi schemi mentali. Quello che mi bloccava davvero non era tanto la paura, quanto il non sentirmi degna di quello mi stava succedendo; mi sentivo indegna perché, secondo quelli che sono gli standard sociali, tante cose non sono a posto nella mia vita: dovrei aver già completato gli studi, trovato un lavoro stabile e aver messo su una famiglia. Tante sono le trappole che la nostra mente ci tende, tanti sono gli schemi sociali in cui ci troviamo immersi. La nostra mente razionale assimila questi schemi e li fa propri; le esperienze che facciamo o subiamo hanno infatti il potere di plasmare la nostra mente e, anche la mia, sotto stimoli ripetuti, è caduta in questo tranello, al punto da farmi credere di non meritare ciò che di bello può accadere.

Ovviamente questa non è la stessa realtà per tutti: molte persone accolgono tutto quello che hanno la possibilità di ricevere. Per tante altre persone, invece, questo è un punto su cui riflettere.

La realtà in cui sono cresciuta, ad esempio, è una realtà fatta di sacrifici, dove l’energia spesa per ottenere qualcosa è sicuramente superiore rispetto al guadagno; una realtà dove la maggior parte delle cose nella vita sono sudate e nulla viene ricevuto come dono.

È facile, a questo punto, immaginare l’approccio alla magia per una persona come me: l’atto magico che consente di apportare dei cambiamenti desiderati sembrava all’inizio, per la mia parte razionale, un qualcosa da paragonarsi all’atto del rubare, perché consente di ottenere la realizzazione di un desiderio senza “sudarlo” abbastanza. Di conseguenza, quando sono entrata in contatto con la magia, essa non era forte, perché i miei stessi programmi mentali ne impedivano il manifestarsi.

Nella mia mente non riusciva a concretizzarsi l’idea di ottenere qualcosa attraverso l’arte magica, così come in quel momento la razionalità non riusciva ad accettare la realizzazione del mio desiderio. La parte razionale si stava scontrando con la parte intuitiva, così come i vecchi schemi mentali si stavano scontrando con la realtà nuova che avevo scelto di vivere.

Una volta compreso cosa mi stava davvero trattenendo dal fare il passo decisivo, sono riuscita ad affrontarlo e sono riuscita a partire. Ho tratto coraggio dopo aver preso coscienza dei processi che stavano avvenendo dentro di me, nonché dal profondo rispetto che ho provato verso i miei Aiutanti spirituali, immaginando l’incredibile energia da loro spesa nel venirmi incontro per la realizzazione di ciò che desideravo e per concretizzare tutte le coincidenze che si sono manifestate sul piano materiale. Ho cercato inoltre di rispettare me stessa, perché in fondo anch’io avevo investito tanta energia in questo progetto.

Ho capito infatti che non stavo affatto “rubando” nell’accettare qualcosa ottenuto con la magia: quandofacciamo un progetto o quando formuliamo un desiderio, lo carichiamo di tutta la nostra energia, ed è anche questo una forma di “dare”. Prima non riuscivo a comprenderlo perché nella mia mente esisteva solo il concetto di sofferenza come mezzo per ottenere qualcosa; nell’atto magico si usa invece una energia d’amore; diamo tutta la nostra devozione, riconoscenza, ma soprattutto amore: verso noi stessi, verso il Mondo Spirituale e verso le persone per le quali stiamo eventualmente facendo il lavoro magico; già questi ingredienti sono sufficienti a smuovere la realtà delle cose, e nessuno di questi concetti implica una sofferenza.

Da quanto è successo e dall’occasione che stavo per perdere, mi sono resa conto che ogni giorno tante persone formulano desideri, con o senza l’ausilio della magia; formulare un desiderio è pur sempre un atto magico. E di tutti questi, quanti di quelli potenzialmente realizzabili vengono colti? Spesso la loro realizzazione passa ad un soffio da noi, ma non riusciamo a concretizzarla, perché non riusciamo a fare il passo decisivo verso il cambiamento.

La realizzazione del nostro progetto si trova spesso proprio lì davanti a noi: i nostri Aiutanti lavorano con cura, intrecciando i fili del destino in modo che tutto sia possibile. Loro hanno però in mano solo uno dei due capi del filo: l’altro dobbiamo prenderlo noi, tendendo loro la mano. Il Mondo Spirituale ci lascia infatti sempre liberi: siamo noi a dover fare il passo finale.

Prima di dare le colpe all’universo per un desiderio non realizzato, ricordiamoci perciò di guardare verso noi stessi, perché siamo proprio noi a bloccare la realizzazione della magia. Facciamo i conti con le nostre parti nascoste che stanno impedendo la manifestazione nella realtà esterna.

La magia genera infatti cambiamenti all’esterno tanto quanto siamo in grado di lasciar avvenire i cambiamenti all’interno: perché questo avvenga e perché tali cambiamenti siano direzionati verso ciò che vogliamo realmente, dobbiamo innanzitutto conoscerci. Pensiamo tutti, a primo impatto, di sapere chi siamo, ma capiterà sempre la situazione che ci presenterà davanti una parte di noi che non avevamo ancora incontrato.

I maghi sono molto forti proprio in virtù delle loro conoscenze, ma tali conoscenze non si limitano a quelle del mondo esterno: un mago deve conoscere innanzitutto se stesso. Potrei dire che la forza della magia varia di pari passo con la conoscenza di se stessi.

Dalla formulazione di un semplice desiderio mi sono trovata davanti a tutto questo. Sto scoprendo, giorno dopo giorno, come la magia sia molto di più di un semplice atto: la magia è in grado di portarci alla nostra conoscenza più profonda, superare i limiti, rompere gli schemi e, avendo il coraggio e la forza di cambiare, generare all’esterno la nuova realtà che vogliamo costruire.

 

Iris

25.04.18

MAGIA E DESIDERI

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