Oggi si parla molto di spiritualità, di amore, di legge d’attrazione, di pensiero positivo; ci insegnano che solo attraverso la positività possiamo trasformare in meglio la nostra vita. Tutto ciò è sicuramente corretto, ma l’errore che si rischia di fare in tutte le scuole spirituali, è insegnare il pensiero positivo senza prima aver integrato in noi un sentimento che continuiamo a scansare, ma che in fondo fa parte di noi: il nostro dolore.

Voglio soffermarmi proprio a parlare di dolore, perché esso non può essere trasformato senza prima averlo conosciuto fino in fondo.

Ogni persona attraversa nella propria vita un tipo di dolore diverso dall’altro.

Molti di noi stanno male e non sanno il perché e a volte non è così scontato capirne il motivo

Perché? Perché siamo stati educati ad allontanare questo malessere, senza avergli prestato la giusta importanza. La nostra società ha infatti una paura estrema del dolore.

Essa ci impone di non mostrare dolore, perché questo equivale a fallimento. In tanti hanno paura di allontanare le persone, mostrando la loro sofferenza, così come in tanti reputano il proprio dolore un punto debole, cercando così di nasconderlo.

Fateci caso: persino le pubblicità, a livello subliminale, ci trasmettono la paura del dolore. Il tutto risulta strano e controproducente, perché non integrando questa parte di noi, finiamo comunque in una condizione di malessere. Ossia: allontanando il dolore, finisco per sentire dolore.

Vedo persone paralizzate dalla paura di star male. Non mi butto in un determinato progetto, perché ho paura di fallire, e se fallisco allora provo sofferenza.

Una ragazza mi ha raccontato di non dare il massimo nella relazione col suo compagno, per paura di soffrire troppo nel momento in cui la sua relazione potrebbe aver termine: già solo la paura di provare dolore, paralizza e impedisce di vivere appieno.

Come dicevamo, spesso nascondiamo il dolore per degli schemi sociali, per delle regole dettate dalla società. Sono regole che non sono scritte da nessuna parte, ma che a volte si ha la sensazione siano palpabili perfino nell’aria.

Alcune persone, ad esempio, pensano che non possono mostrarsi nella sofferenza per un lungo tempo, perché questo potrebbe dare di loro l’impressione di una persona debole, non affidabile, noiosa, o monotona.

Così, dopo un certo periodo trascorso da un avvenimento che ci ha violentemente scosso, ci imponiamo di star bene, di reagire ed esser forti. Ma lo facciamo in un momento in cui non siamo pronti realmente.

Il dolore infatti non ha una scadenza precisa; non esistono tempi prestabiliti, ognuno ha il suo tempo.

Sono sicura che molti di voi si rispecchieranno nelle mie parole. Ad esempio: non è forse capitato ad ognuno di noi di ritrovarsi a piangere all’improvviso, dopo anni dalla perdita di una persona cara, vivendo ancora quel dolore come se fosse ieri?

É capitato spesso di dover giustificare quell’emozione e quegli attimi di tempo che concediamo ancora a noi stessi per addentrarci in quelle emozioni; sentendo che i primi verso cui vogliamo giustificarci siamo proprio noi stessi: ci diciamo che passerà presto, che è solo questione di poco, che tra breve torneremo ad esser forti.

Ma perché? Perché non poter vivere ed esprimere liberamente anche la sofferenza? Anche se dura da tanto, anche se è qualcosa successo molti anni fa…

In tanti hanno necessità di giustificare tale comportamento, quasi stessero facendo qualcosa di sbagliato. In realtà non c’è nulla di sbagliato. Cosa può esserci di sbagliato nella libera espressione di se stessi?

A volte capita invece che nascondiamo il dolore per il bene delle persone che ci stanno accanto. Ma anche questo ci porta a non essere liberi fino in fondo. Crediamo perciò di proteggere le persone che amiamo nascondendo il nostro malessere, ma a lungo andare non facciamo che indebolire noi stessi, col risultato che non avremo più l’energia di proteggerle in futuro.

Ho visto inoltre persone che, non avendo elaborato il proprio dolore fino in fondo, si sono ammalate fisicamente. L’Anima parla e, se non la ascoltiamo con le maniere buone, alla fine dovremo farlo comunque.

Così come ho visto tante persone che, non potendo esprimere il dolore fino in fondo, lo hanno trascinato con loro per anni, aggrappandosi a tantissime situazioni che facevano loro star male. Queste persone hanno così attratto delle condizioni negative in successione, perché in risonanza con quello che trattenevano dentro se stesse. Accade a livello subconscio: nessuno di noi, infatti, con la parte razionale, desidera vivere situazioni che ci fanno del male.

Ho notato che le situazioni negative nelle quali erano immerse queste persone, permettevano loro di giustificare nuovamente il dolore che provavano. E permetteva a questo stato d’animo di esprimersi, anche se mai in maniera profonda e completa, perché quello che manca è la conoscenza dell’origine di tale dolore. Infatti, se da un lato è vero che questo malessere trova parzialmente una via d’uscita, è anche vero che la nostra mente razionale attribuisce il malessere provato in quel momento alla nuova condizione che lo sta generando e non a quella di origine.

C’è bisogno di dare invece un nome ad ogni dolore. Immaginate di incontrare qualcuno che non vi riconosce, né si sforza di ricordare il vostro nome e continua ad ignorarvi: non è una sensazione piacevole, vero? Voi state trattando il vostro dolore allo stesso modo, fin quando non vi deciderete a guardarlo in faccia, riconoscerlo ed accoglierlo.

Anch’ esso fa parte di voi e può rivelarvi molte cose di voi stessi. Entrateci profondamente in contatto e vivetelo appieno. Ci fa paura proprio perché non lo conosciamo e non gli diamo la possibilità di esprimersi; lo soffochiamo, prima ancora di averlo conosciuto, perché ci hanno convinto che deve essere temuto.

Dovete invece riconoscerlo e dargli la giusta importanza, per poi prenderlo per mano e accompagnarlo verso il cambiamento.

Vi sentirete completi dopo aver integrato in voi questo stato d’animo. Proprio ciò che temo e da cui mi tengo alla larga, può portarmi ad una consapevolezza che non immaginavo.

Immergersi nel proprio dolore può aiutare anche a trovare la soluzione. Perché dove c’è il problema, c’è anche la soluzione.

Provate perciò a non respingere tale sentimento quando sentite che si sta avvicinando. Provate a parlargli, fatevi raccontare da dove proviene, quale insegnamento vuole portarvi; chiedetegli di cosa ha bisogno o cosa dovete fare perché possa trovare la sua strada.


Ricordo che fin da quando ero adolescente, stavo male senza capire realmente da dove provenisse tale malessere. Così prendevo carta e penna ed iniziavo a tirar fuori tutto quello che avevo dentro, fino a risalire alla vera ragione del mio star male. Può sembrare un gioco da ragazzi, ma non lo è. Provate voi stessi a farlo: è una pratica che aiuta molto, soprattutto a conoscersi.

Molte volte, infatti, attribuiamo il nostro star male al capo che continua a maltrattarci al lavoro, ai problemi economici, al nostro fisico imperfetto, al partner che non ci ricopre di sufficienti attenzioni, allo stress della vita quotidiana, e così via. E andiamo avanti giorno dopo giorno, in balìa degli eventi attorno a noi.

Quello che percepisco attorno a me è però soltanto il riflesso di quello che custodisco all’interno. Se continuo a trattenere dolore perché non gli concedo di esprimersi, continuerò a vivere condizioni che mi ricordano di dar sfogo a questo sentimento. 

Quando facevo questo esercizio, impiegavo ore a buttar fuori quello che stavo vivendo dentro. Non è semplice mettere nero su bianco quello che ci fa star male, anche se sappiamo che a rileggere quei fogli saremo soltanto noi. È difficile essere sinceri perfino con noi stessi, perché i primi a giudicarci siamo proprio noi. 

Rimarrete stupiti quando riuscirete a capire che l’evento che vi ha innervosito così tanto da rovinarvi la giornata, in realtà non ha fatto altro che richiamare alla vostra memoria qualche evento spiacevole; la nostra mente lavora in maniera  razionale e associativa, processando le informazioni in entrata dall’ambiente esterno e collegandole a informazioni acquisite in passato. Non avete idea di quante volte la mente richiami traumi ed eventi spiacevoli, anche se non ci rendiamo conto di questo con la nostra parte cosciente. Quello che percepiamo è una sgradevole sensazione, per la quale  incolpiamo la persona che abbiamo davanti o la situazione che stiamo vivendo in quel momento. Quelli che guardano il mondo esterno sono infatti ancora i nostri occhi di bambino, ancorati ai traumi che hanno vissuto.

Riuscirete a buttar fuori tanta energia negativa dando un nome al vostro dolore. In fondo esso voleva semplicemente arrivare alla vostra coscienza.

Provate adesso a farvi donare qualcosa in cambio dal vostro dolore: da esso possono nascere qualità e talenti che non conoscevate di voi. Quando siete a contatto con lui, provate a darvi alla pittura, alla scrittura, alle poesie, al teatro, e così via. Non a caso i maggiori artisti della storia, nei loro quadri, nelle loro poesie, spesso trasmettevano il dolore che vivevano. È una forma di trasformazione. Il dolore può essere trasformato, non eliminato. Ricordate che l’energia non può essere dissolta, ma solo trasformata. In fondo anche trasformare il dolore è un atto magico. Per farlo, però, abbiamo bisogno di conoscere.

Il tutto torna sulla conoscenza di se stessi. Impariamo a conoscerci; conoscere e amare se stessi, per alcune persone, è forse la missione più difficile della propria Anima.

Anche quando siamo dalla parte di chi sta accanto a qualcuno che soffre, ricordiamoci di dare tutto il tempo necessario a questa persona; non c’è nemmeno bisogno di dare consigli, a volte nemmeno di parlare. Diamo semplicemente all’altro la nostra presenza.

Infatti, molte volte, tutto quello di cui abbiamo bisogno è stare in silenzio, ascoltarci, senza pressione, senza giudizio; sentirci, scoprirci, trasformarci. A volte ci vorrà un’ora, a volte una settimana, un mese, un anno o anche due. A volte una vita; non ha importanza. Quello che conta è viverci, vivere ogni singola emozione, ogni singolo stato d’animo e sentimento, senza tralasciarne nemmeno una sfumatura.

Iris

19/10/2017

Dolore emotivo

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